Una storia che raccontava mio nonno, nato agli inizi del 1930 in un paesino del Sud Italia.
Mio nonno era nato in un piccolo centro rurale del sud Italia nel 1931. Nonostante il padre lavorasse con un certo profitto le privazioni erano all’ordine del giorno. In paese erano tante le famiglie che riuscivano, a malapena, a sfamarsi.
La guerra aveva portato sul lastrico quasi tutti, anche coloro che fino ad allora riuscivano ad arrivare a fine mese. Oltre al problema del cibo ,mancavano i soldi per comprare l’olio per le lampade e per acquistare gli indumenti.
Il nonno raccontava che nei nuclei familiari dove il capofamiglia lavorava in campagna solitamente si mangiava attorno alle cinque. Era l’orario nel quale quasi tutti rincasavano dopo una giornata fuori casa.
Non sempre però si riusciva a mettere a tavola il necessario per un pasto soddisfacente. Alcune madri riducevano le porzioni destinate a loro e ai loro figli per lasciare qualcosa in più a chi doveva guadagnare il salario. Inoltre, durante il giorno le donne cercavano di cucinare alimenti economici e spesso poco nutrienti. Ecco perché poco prima del tramonto molti bambini reclamavano la cena.
Allora per blandirli si raccontava la storia della carrozza del pane. Il carrettiere si era incamminato verso la città dove ritirava il pane. Lo avevano visto partire, ne erano certe però, sulla via del ritorno ci era stato un incidente. La carrozza si era rovesciata ed il carico era andato perso. Forse no, era solo questione di tempo. Domani mattina sarebbe arrivato il pane, buono nonostante fosse del giorno prima.
Invece, altre volte il carrettiere era in ritardo; al calare del buio si aggiungeva che era impossibile andare a cercarlo. I bimbi continuavano a piangere e le madri cercavano di trovare in dispensa qualche avanzo che potesse fungere da cena. Se non si riusciva a reperire nessuna vivanda si andava a letto piangenti e con lo stomaco vuoto, continuando a sperare che la carrozza giungesse in paese.
Il nonno diceva che ricordava ancora i pianti dei piccoli che chiedevano il pane, le canzoni che le madri afflitte per i loro bambini inventavano per rincuorarli. Non di rado si udivano le grida di chi era esasperato da una giornata faticosa che si concludeva con una misera minestra e con la disperazione di non poter dare un panino ai propri congiunti.
Contributo di Ophelia
Ph: Ele


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